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01/08/2012 - Il pesce che ha voluto morire in mare

Diario di Bordo

IL PESCE CHE HA VOLUTO MORIRE IN MARE


Premesso che, quello che sto per raccontarvi non lo avrei mai creduto se qualcun altro lo avrebbe raccontato a me, vi posso garantire che quello che leggerete è tutta la verità di una giornata di pesca che forse non doveva finire così. Mercoledì 1 agosto 2012, insieme all’ormai inseparabile compagno di pesca PIERO, organizziamo una battuta di pesca al tonno, solito appuntamento molto mattiniero, colazione al solito bar, rapida attesa al rimessaggio di due amici che volevano venire con la propria imbarcazione a partecipare alla battuta ma che forse anno preferito rimanere a nanna e via in mare. Giunti sullo spot solita strisciata e si calano le lenze, dopo circa un ora vediamo marcature sull’eco in risalita dai 60 ai 40 fino a 20 metri, sia io che Piero pensiamo che di li  a poco avremmo preso lo strike, ma non è così. continuiamo con la pasturazione si scarroccia verso terra a 03 -06 nodi condizioni perfette anche se un po di moto ondoso persiste, passa il tempo sono le 10,30 e siamo su un fondale di 95 metri dico a Piero che forse è meglio risalire, ma lui quasi dispiaciuto della pastura che abbiamo rilasciato in acqua dice "io aspetterei un altro po’". Piero al contrario di me non impone le proprie scelte ed io conoscendolo annuisco dicendogli che a 90 metri risaliamo. Arrivati a 92 metri dico a Piero che è ora di ritirare le canne per risalire (non ce l’ho fatta ad aspettare i 90), mentre eseguiamo l’operazione ci accorgiamo che una delle canne è senza esca e ci domandiamo se le marcature che avevamo preso potevano aver tolto l’ esca senza averci fatto vedere alcuna mangiata. Risaliamo anche perché la zona è abbastanza affollata di altre imbarcazioni che tentano la sorte, arrivando a 110 metri, ci siamo un po staccati dal gruppo ri caliamo le canne buttiamo una manciata di sarde sono le 11,30 il tempo di accendere una sigaretta e il mulinello tiagra della  canna  posizionata più a fondo inizia a cantare, mi imbraco con cintura e renale, voglio iniziare io per primo il combattimento e mentre faccio questo vedo che la bobina del mulinello si sta sbobinando in modo rapidissimo levo la canna dalla murata che in bobbina non rimangono più di 30 metri di filo, Piero abilmente dà motore per farmi riprendere il filo necessario per combattere il pesce che è sotto di noi, il pesce è un grande combattente io un pochino meno dopo 50 minuti passo la canna allo sterminatore. Piero prende la canna e continua il combattimento alle 13,00 mi telefona mia moglie, e gli dico che siamo con un tonno in canna ma che sicuramente nel tardo pomeriggio sarò in negozio, passano altre 2 ore il pesce ci continua a portare a spasso ci ridiamo il cambio, quando riprendo la canna mi accorgo che il pesce non ha perso di un  niente le forze, tanto è la potenza che imprime nelle ripartenze un’altra ora di combattimento per me, niente il pesce è sempre li sotto e non ne vuole sapere di salire, ripasso la canna a Piero gli dico "vai Piero questo giro lo aggalli", mi sbagliavo, passano altre due ore il pesce non ammolla la tenuta, Piero è sfinito io spazientito, sono ormai 6 ore che il pesce ci porta in giro da focene al canale dei pescatori e non accenna a mollare, decido di chiudere la pratica stingendo la frizione e posizionandola a full, Piero mi guarda e mi dice "hai deciso di romperlo???" dicendogli una bugia a cui lui non crede gli rispondo "nò così testiamo nodi e attrezzatura" neanche questa opzione scalfita minimamente la forza di questo pesce, che nonostante tutto continua imperterrito a combattere piegando inverosimilmente la canna e prendendo filo non appena lo decide, il tempo continua a passare abbiamo quasi finito la scorta di bottiglie di acqua, alla fine ne conteremo 8 vuote, proviamo una altra mossa lo trainiamo verso l’acqua più bassa arrivando a 15 metri, più bassi non si può troppo rischio con le reti da posta, Piero incomincia a sentire qualche cedimento del tonno forse ce la facciamo, si vede l’inizio del win-don e con lui la sagoma argentea non ben definita  del pesce, riparte riprendendosi quasi trenta metri di filo, non ce verso di tirare questo benedetto pesce, si continua, ormai dovrebbe essere stremato, scherzando dico a Piero " abbiamo ancora 3 ore di luce" ma il pesce non vuole salire è sempre lì a dare testate, qualche pescatore in  barca vedendoci in quel fondale con una canna da tonni così piegata rallenta e ci guarda  non capisce  cosa ci stia succedendo e si combatte, rivediamo il wind-on speriamo sia la volta buona siiii eccolo, è impressionante è un pesce di due metri e mezzo mà non vuole mollare, riparte ancora Piero già da un po di tempo ha i muscoli del braccio che ballano da soli io non gli dico nulla è una lotta tra lui e il tonno(penso che l’ultima ora e mezzo di combattimento non abbiamo più parlato tanto era l’impegno) riemerge a quel punto Piero chiede l’aiuto con il raffio, esco dalla cabina imbraccio il raffio ci passa sotto la murata è splendido e immenso è il pesce della nostra vita ed è li a pochi metri da noi ma non è ancora il momento di raffiarlo dopo il primo giro, nel secondo giro esce con la testa fuori dall’ acqua ora è il momento di raffiare sferro il colpo che penso sia per lui finale l’ho raffiato ma lui vuole vendere cara la pelle con un ultimo scatto mi strappa il raffio dalle mano e riparte andando a colpire l’elica del motore e rompendo di conseguenza, rimango esterefatto non riesco a farmi capace che mi ha strappato il raffio dalle mano come se niente fosse stato, come levare una bacchetta ad un bambino distratto, Piero si mette seduto a gurdare l’orizzonte non dice niente siamo entrambi costernati e sfiniti ci rimane solo l’amarezza di aver perso forse, il pesce della nostra vita e che comunque il suo destino è segnato dalla morte. Il giorno seguente in negozio controllo la taratura del mulinello che in combattimento avevamo stretto, siamo arrivati a 16 kg provate a tirare una frizione tarata a 16 kg vedrete che è durissima eppure big tuna la faceva slittare a suo piacimento. Ciao.


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